Io candidato all’Enpap,perché?

Io candidato all’Enpap,perché?

 

 

 

Perché mi sono candidato all’Enpap?

La mia risposta è:

  • Perché non sono un politico di professione, faccio lo psicoterapeuta.
  • Perché non brigo per avere finalmente la poltrona che dovrà restare mia in modo da garantirmi privilegi;
  • Perché, se non faccio qualcosa per tutti noi potete non votarmi più senza sentirvi in colpa; inoltre se non mi viene permesso di fare non ho intenzione di restare per quattro anni, mi dimetto perché non starei facendo quello che ora affermo di voler fare;
  • Perché io voglio fare qualcosa, non solo nelle intenzioni, voglio fare qualcosa per i nostri soldi, perché l’Enpap rappresenta i nostri soldi, spesso versati faticosamente, soldi che dovrebbero garantirci di vivere una vecchiaia dignitosa (ma ad oggi così non è per moltissimi di noi, e sulla base dei dati non lo sarà neanche per le/i nostre/i giovani colleghe/i), mi adopererò per trovare la soluzione in grado di migliorare la qualità della vita dei colleghi già in pensione e per creare le basi affinché le/i nostre/i giovani colleghe/i possano un domani poter contare su un sistema pensionistico che garantisca di poter vivere dignitosamente la loro vecchiaia;
  • Perché farò in modo che tutto abbia la massima visibilità. Tutte/ i colleghe/i dovranno sapere come e cosa fanno le persone che hanno incaricato per amministrare i loro soldi;
  • Perché mi impegnerò affinché il nostro ente (il pachiderma Enpap) inizi a muoversi, diventando il ponte di collegamento con le altre nostre strutture (Ordini e CNOP, altri pachidermi, ove vige solo la politica, che andrebbe letta come proprio tornaconto), affinché in sinergia si inizi a lavorare realmente per la nostra professione;
  • Perché conoscendo la fatica per inserirsi in un mercato del lavoro e guadagnare le/i giovani colleghe/i, non debbano sentirsi il fiato sul collo dell’Enpap, trovare quindi delle soluzioni di agevolazioni;
  • Perché le psicologhe abbiano il diritto di diventare madri sentendosi tutelate, il nostro sistema di appoggio alla maternità è indecoroso, va cambiato.Potrei continuare, ma credo di aver detto le cose importanti, il resto sarebbe un riempire.

            Giuseppe Latte

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Cambiare

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Oggi voglio raccontarvi una storia che che appartiene alla mia vita. Questo è un esempio anche se in piccolo di libertà, la libertà di pensare con un pensiero proprio che guarda al benessere dell’individuo e non al potere della casta che decide cosa devi fare. Questo Cambiamento dovremmo iniziare a metterlo in atto tutti i giorni cominciando a ribellarci a quanto in maniera diretta o indiretta ci viene imposto. Diventa ancora più importante in periodi elettorali di qualsiasi ordine e tipo. Vi racconto di mia madre: mia madre, cattolica fino al midollo, aveva sempre seguito quanto le veniva chiesto di fare in periodo elettorale, doveva votare la croce(DC) ed i personaggi consigliati, diversamente commetteva un peccato. Lei, pur di non peccare, oltretutto avrebbe poi dovuto confessare il peccato, era sempre stata ligia. Nel 1974, anno del referendum abrogativo sul divorzio, avvenne il fattaccio. Io, suo figlio,ero separato. Per la prima volta mia madre si oppose all’ autorità, dicendo chiaramente che non avrebbe fatto quanto le veniva richiesto e  per la prima volta mia madre peccò. Per la prima volta pensò non più nella logica di quanto le veniva ordinato o ben propinato, ma pensò nella logica di ciò che era utile, pensò per se e per il benessere della sua famiglia, votò no all’abrogazione della legge. Tutti noi, il popolo (quello che ha realmente il potere), oggi dovremmo iniziare questo Cambiamento, il nostro benessere deve emergere, non permettendo più ai vari  signorotti che continuano di spadroneggiare di tiranneggiarci a loro piacimento per i loro interessi, muovendoci come popolo conscio del suo potere di cambiare gli status quo.
Giuseppe Latte

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