Autore: Cristina Faliva e Monica Faralli

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“Ogni persona brilla con luce propria fra tutte le altre. Non ci sono due fuochi uguali, ci sono fuochi grandi, fuochi piccoli e fuochi di ogni colore. Ci sono persone di un fuoco sereno, che non sente neanche il vento, e persone di un fuoco pazzesco, che riempie l’aria di scintille. Alcuni fuochi, fuochi sciocchi, né illuminano né bruciano, ma altri si infiammano con tanta forza che non si può guardarli senza esserne colpiti, e chi si avvicina  si accende” (Eduardo Galeano)

Oggi si chiama “resilienza”, una volta si chiamava “forza d’animo”, Platone la nominava “tymoidés” e indicava la sua sede nel cuore. Questo termine è spesso utilizzato in una fase specifica della vita: l’adolescenza. L’adolescenza è un evento “dinamico e diffusivo” (Scabini, 1995) che coinvolge tutti i membri della famiglia in una sorta di sfida per la riorganizzazione familiare. In questa fase sia i genitori che i figli devono affrontare un compito di sviluppo essenziale: il processo di individuazione correlata (Stierlin, 1974), nel quale è presente una rinegoziazione della relazione genitori-figli nell’aiutare l’adolescente a spingersi verso la differenziazione, l’autonomia e lo svincolo dalla famiglia di origine.

 

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