Autore: Dott.ssa Morena Romano

 

Secondo Jung i complessi a tonalità affettiva sono distorsioni del normale decorso psichico che si manifestano attraverso rappresentazioni emotive, percezioni ed in ultima analisi comportamenti. Quando si attivano, (si “costellano”) essi contribuiscono alla manifestazione del comportamento nevrotico, disfunzionale o patologico, sia che il soggetto ne sia cosciente, oppure no. I complessi prendono origine dagli archetipi dell’inconscio collettivo, modalità innate ed istintuali tali da indurci a percepire la realtà in un determinato modo. L’archetipo è una sorta di disposizione a riprodurre le stesse, o analoghe rappresentazioni; struttura individuale, innata, preconscia e inconscia, che influenza il nostro percepire ed agire.

L’archetipo interagisce con la realtà emozionale e concreta della propria esperienza esistenziale.

Il complesso materno è uno dei più importanti nella psiche umana: se la relazione con la madre è perturbata, lo sarà anche il vissuto del bambino causando una fissazione dell’energia psichica con conseguente permanere in uno stato emotivamente infantile che impronta tutta la psicologia dell’individuo e lo rende dipendente dalla figura materna costellando l’archetipo corrispondente.

Gli effetti sulla psiche dell’individuo sono dovuti in parte alla madre personale e in parte all’archetipo su di lei proiettato dal bambino che le conferisce uno sfondo mitologico e la investe di autorità e numinosità.

Il complesso materno ha differenti evoluzioni nel figlio maschio e nella figlia femmina:

  • nel figlio maschio: l’espressione più diffusa è quella del puer aeternus. Il puer vive solo nella madre, non può mettere radici nel mondo da solo, vive di conseguenza in un incesto permanente. Non ha vita autonoma poiché è un sogno della madre e se staccato da essa ne viene divorato. La madre intanto ne riceve forza vitale fino a quando rimane con lei, per cui l’angoscia prevalente nel puer è la castrazione: come ben viene rappresentato nel mito egizio di Attis che si autoevira per non tradire la madre-sorella-amante Cibele. La separazione del figlio dalla madre significa la separazione dell’uomo dall’indifferenziazione inconscia: solo l’intervento del “divieto dell’incesto”, imposto dal padre come rappresentante dello spirito e della coscienza,  può favorire l’emergere dell’individuo autocosciente, in cui è possibile l’idea della morte-rinascita individuale e definitiva quale individuazione. Il nevrotico resta attaccato alla madre perché ha paura di morire se staccato da lei, poiché oltre lei vede solo il vuoto annichilente. Tale condizione si può manifestare con modalità alquanto differenti: ad esempio il tossicodipendente che per via della sua condotta resta sempre dipendente dalle cure fisiche ed economiche della madre, il don Giovanni impenitente che passa da una relazione inappagante all’altra continuando in molti casi a vivere nella casa in cui è nato, ecc…  L’individuo non compie più il necessario processo di adattamento, la libido regredisce verso il comodo e confortante rifugio della madre, da cui però è fortunatamente scossa dall’impulso all’individuazione promosso dal Sé, che se ascoltato, provoca una crisi dolorosa e tremenda come un sisma, ma  risolutiva e salvifica.
  • nella figlia femmina: il complesso materno si può presentare puro e può causare:
  1. un’ipertrofia degli aspetti femminili rendendo la giovane inconscia della propria personalità, ne sono un esempio quei casi di donne il cui unico scopo è procreare e che poi si aggrappano ai figli non avendo altra ragione di essere al di fuori di essi (vedi ad es. il mito di Demetra). L’uomo è considerato un accessorio. L’eros si sviluppa unicamente come dimensione materna, ma come dimensione personale resta inconscio, rappresentando una potenza  che la rende incapace di fare alcun sacrificio reale, infatti l’istinto materno si impone come volontà giungendo spesso all’annientamento della sua personalità e di quella dei figli. Più è inconscio più è forte tale volontà di potenza. L’intelligenza non è coltivata ma rimane primitiva, trascurata, e la donna perciò è incapace di apprezzare la propria vivacità di spirito.
  2. un estinzione dell’istinto materno che viene sostituito da un esagerato sviluppo dell’Eros accompagnato da un’abnorme accentuazione della dipendenza dall’Altro che sfocia spesso un inconscia relazione incestuosa con il padre. In tal caso si osserva una forte gelosia verso la madre e il desiderio di soppiantarla che fan si che la donna spesso scelga come partner uomini sposati facendo naufragare il loro matrimonio, per poi abbandonarli subito dopo per mancanza di istinto materno e capacità di amare autenticamente, o emotivamente non disponibili agendo l’illusoria e spesso vana fantasia di conquistarli.  Questo tipo di donna possiede un inconscio invadente e per gli uomini il cui Eros è inerte, rappresenta un eccellente occasione di proiezioni dell’Anima.
  3. un’identificazione con la madre e la paralisi delle iniziative propriamente femminili. La figlia, in questo caso ha perso coscienza del suo mondo istintuale, del suo eros per cui proietta la propria personalità sulla madre. Tutto ciò che le ricorda la maternità, la responsabilità, le esigenze erotiche genera sentimenti di inferiorità e la costringe alla fuga, verso la madre la quale vive tutto con perfezione. Guardata con involontaria ammirazione dalla figlia, al madre le sottrae in anticipo tutto e la figlia si accontenta di rimanerle disinteressatamente attaccata, tentando con il tempo di tiranneggiarla lei stessa con tuttavia una maschera di devozione e lealtà. La figlia è semplicemente risucchiata dalla madre. Di questa modalità si osservano spesso le caratteristiche nelle giovani anoressiche. Questo tipo di donna è fonte di attrazione per gli uomini per diversi motivi: primo perché è un buon ricettacolo di proiezioni dell’anima, secondo per la sua innocenza, dipendenza e fragilità che rende possibile agli uomini recitare il ruolo dei conquistatori e degli eroi.
  4. una difesa dalla supremazia materna, che è l’esempio tipico del complesso materno negativo. Questo tipo di donna sa cosa non vuole ma non riesce a decidere quale sarà il suo destino perché tutti i suoi istinti sono concentrati nella difesa contro la madre, impedendole di costruire una vita propria. Spesso si sposa per sfuggire alla madre o si accompagna ad un uomo  che condivide aspetti con la madre per esorcizzarne, in una coazione a ripetere, gli aspetti distruttivi rivivendoli continuamente. Tutti i processi ed i bisogni istintivi incontrano delle difficoltà, ad es. la sessualità, la maternità, le esigenze della vita matrimoniale. Tutto diventa una ostinata difesa contro il potere materno. Spesso in casi del genere si possono cogliere tutte le proprietà che caratterizzano l’archetipo materno: -“la madre come famiglia” che suscita resistenza e indifferenza verso tutto ciò che è famiglia, società, convenzioni. –“la madre come utero”  che si manifesta con disturbi mestruali, di concepimento ecc…  -“la madre come materia” che genera atteggiamenti di impazienza verso oggetti, mancanza di abilità manuale ecc..

Spesso in questi casi si manifesta uno sviluppo dell’intelligenza in cui la madre non trova posto e anzi serve per infrangere il potere materno attraverso la critica intellettuale e la superiorità della conoscenza. A questa spesso si accompagnano proprietà maschili.

Gli archetipi appartengono al patrimonio inalienabile di ciascuna psiche, per cui si ritiene imprescindibile,  non solo comprenderli ma dissolvere le proiezioni onde restituire il loro contenuto a chi lo ha perso per alienazione spontanea.

Mediante la dialettica introspettiva con l’inconscio che si realizza durante la terapia è possibile comprendere il complesso sotteso al comportamento nevrotico e fonte di sofferenza. Questo  rappresenta non solo l’opportunità di risolvere i sintomi  collegati al complesso, ma altresì dispiegare il vero senso teleologico cioè finalistico, della crisi che la persona sta necessariamente vivendo, affinché, necessariamente divenga ciò che è.

Bibliografia

  • A.SAMUELS (a cura di) “IL PADRE: PROSPETTIVE JUNGHIANE CONTEMPORANEE” ED. BORLA
  • C.G.JUNG “GLI ARCHETIPI  E L’INCONSCIO COLLETTIVO” OPERA IX ED. BOLLATI BORINGHIERI
  • J.HILLLMAN “PUER AETERNUS” ED ADELPHI