Autore: Dott.ssa Annalisa Tommasi

 

I mutamenti sociali e culturali che hanno caratterizzato la nostra società negli ultimi decenni hanno individuato nella felicità individuale la condizione primaria per l’autorealizzazione.

Oggi, più di un tempo, si cerca nella coppia non solo l’amore e la stabilità, ma anche stimoli per la crescita personale e si tollerano meno sacrifici e frustrazioni.

Quindi se nel matrimonio non si raggiungono gli obiettivi auspicati o un coniuge evolve in una direzione diversa rispetto all’altro coniuge si può giungere alla decisione di separarsi, sperando così di ottenere una qualità di vita migliore per sé e per i figli.

Dopo la separazione e un periodo di solitudine molti sentono il bisogno di creare una nuova unione. Sia perché si è incontrato un nuovo amore, sia come risposta a pressioni sociali, per avere una sicurezza economica o un sostegno nel crescere i figli. Nasce così la famiglia ricomposta, intendendo con questo termine una coppia convivente sposata o no, con o senza figli, in cui almeno uno dei due partner proviene da un precedente matrimonio interrotto per morte, separazione o divorzio.

Questa nuova tipologia famigliare, strutturalmente simile a quella tradizionale, si caratterizza per una maggiore flessibilità dei ruoli e per una continuità dei rapporti tra genitori biologici e figli, tale per cui può essere considerata una risorsa affettivo-relazionale.

All’interno di questa nuova tipologia di famiglia i nuovi membri non si sostituiscono ma si aggiungono a quelli precedenti e le relazioni s’intrecciano non solo all’interno del nuovo nucleo, ma anche tra i diversi nuclei che compongono la costellazione famigliare, dando vita ad un sistema assai complesso sotto il profilo relazionale e strutturale. Quando ci sono i figli del precedente matrimonio, la seconda unione di uno dei genitori può allargare molto la rete delle relazioni famigliari intorno ad essi. Se i rapporti con il genitore non convivente e con la sua parentela (nonni, zii, ecc…) si sono allentati, il loro indebolimento può essere in parte compensato da una nuova rete di parentela, formata da un genitore, da fratelli e sorelle, nonni e altri parenti acquisiti e da nuove solidarietà famigliari.

La formazione della famiglia ricomposta deve seguire necessariamente una serie di tappe fondamentali. Prima di tutto è necessario che la nuova coppia diventi solida per affrontare efficacemente le difficoltà relazionali, organizzative ed educative che la nuova situazione comporta; gli adulti nella seconda unione lavorano insieme per creare una vita famigliare soddisfacente e armoniosa, negoziando e rinegoziando la funzione genitoriale e le questioni domestiche. Inoltre i precedenti legami genitori-figli devono essere mantenuti ed evolvere sulla base dei nuovi cambiamenti logistico-organizzativi e soprattutto nel momento in cui si stabilisce la relazione tra genitore acquisito e figlio. E’ necessario infine che nuove relazioni tra genitori, figli, fratelli e parenti acquisiti vengano sviluppate e che nasca un senso di appartenenza alla nuova unità e realtà famigliare, anche attraverso l’individuazione di riti, come festeggiare il Natale, i compleanni, ecc…

All’interno di una famiglia ricomposta gli adulti sono chiamati a svolgere compiti tanto complessi e difficili quanto importanti. Prima di tutto l’adulto non deve dimenticare che un genitore resta tale solo all’interno di una relazione concreta, intensa e frequente con il figlio. Il genitore dovrebbe costruire un legame con i propri figli in grado di trascendere il cambiamento, favorire le loro relazioni con l’altro genitore, rassicurarli di fronte agli sconvolgimenti che gli sono imposti.

Gli ex coniugi devono accettare che la loro separazione non sarà mai totale e la loro libertà mai interamente ritrovata, le loro relazioni non si interromperanno ma assumeranno una forma diversa, resteranno genitori senza essere più una coppia. La separazione ha interrotto l’obbligo di un comune stile educativo ma suppone che ciascuno stile sia compatibile con l’altro, di qui l’importanza di continue negoziazioni e ricerca di principi universali.

Per i secondi coniugi la famiglia ricomposta implica l’accettazione che la loro storia inizia con l’incontro, non cancella il passato, ma deve necessariamente integrarlo. Essi devono imparare a gestire le loro relazioni con gli ex coniugi dell’altro e con la sua nuova parentela, trovando la “giusta distanza” che gli permetterà di emancipare la propria coppia. Il ruolo, forse più difficile, è quello del nuovo compagno di mamma o della nuova compagna di papà, detto anche genitore acquisito o genitore sociale. Quest’ultimo può avere l’importante funzione di supporto alla genitorialità, diventando un riferimento importante nel percorso di sviluppo del bambino, rispettando i confini che permettono la continuità delle relazioni tra genitori biologici e figli. La costruzione della relazione tra il nuovo partner ed i bambini richiede tempo e pazienza e si basa sulla condivisione di esperienze comuni. Quando il nuovo partner inizia a convivere con i bambini del genitore separato, è necessario che abbia instaurato con essi una relazione forte e solida basata sulla fiducia. La qualità della relazione tra i figli e il nuovo compagno/a del genitore convivente dipende da una molteplicità di fattori psicologici, culturali e sociali, tra cui particolare importanza ha il modo in cui gli ex coniugi si sono separati e hanno ridefinito la loro funzione genitoriale, la qualità della relazione della nuova coppia, ma anche l’età dei figli e il sesso loro e del genitore convivente. La relazione tra il bambino e il genitore sociale non è di genitorialità, né di amicizia, ma di un tipo inedito, che ha elementi di entrambe senza identificarsi con nessuna di esse. La buona riuscita dell’unione dipende quindi dalla capacità di andare oltre i legami tradizionali e di crearne nuovi.

L’introduzione di nuove relazioni però può causare numerosi problemi e rendere maggiormente complicato il quotidiano per i membri di questa nuova costellazione. La definizione stessa di famiglia ed i suoi confini diventano incerti ed ambigui. Spesso si riscontra una difficoltà ad acquisire un’identità famigliare a causa della scarsa coesione ed un senso di estraneità tra i membri, la non condivisione di origini comuni, di rituali, di ricordi rende infatti fragile il senso di appartenenza. Inoltre queste famiglie si caratterizzano per mancanza di norme di riferimento che orientino la condotta, ciò comporta l’adozione di maggior flessibilità che aumenta il senso di incertezza e disorientamento sociale.

Tra i fattori che determinano il successo delle famiglie ricomposte possiamo individuare l’elaborazione della perdita, sia del coniuge che del genitore che se ne va di casa. Non è possibile un nuovo inizio se non si lascia alle spalle la sofferenza legata a fasi della vita passata. Inoltre è importante l’individuazione di riti famigliari, per tenere viva l’idea di unione e stabilità e per costruire un nuovo senso di identità. Da non dimenticare è la collaborazione tra i diversi nuclei famigliari che compongono la costellazione della famiglia ricomposta. Veniamo quindi a due concetti importanti: quello di plurigenitorialità, con il quale si intende che nella costellazione famigliare più persone sono nella situazione di esercitare una funzione genitoriale. Il secondo è quello di coalizione parentale, secondo il quale, nel rispetto dei confini tra i diversi nuclei famigliari, tutti, anche i nuovi partner che non portano figli da altri matrimoni e affrontano per la prima volta la relazione “allevante”, si riconoscono nell’interazione derivante dal lavoro comune per il progetto di crescita dei figli. Quindi è auspicabile che i diversi nuclei famigliari interagiscano tra loro per favorire la crescita dei figli, nel rispetto dei confini dei diversi nuclei, evitando confusioni di ruolo.

Ci chiediamo spesso se i figli che vivono in famiglie ricomposte, possano crescere serenamente. Sicuramente all’interno di queste costellazioni famigliari ci sono più figure accudenti che possono prendersi cura dei figli, essi quindi hanno la possibilità di ricevere più attenzione e di essere ascoltati, questo va a colmare l’incuria che spesso caratterizza il periodo successivo al divorzio o alla separazione, periodo in cui le energie del genitore sono rivolte altrove. Nel processo di ricostituzione famigliare i genitori naturali e quelli acquisiti possono fornire validi modelli relazionali, i figli hanno così l’opportunità di apprendere i vantaggi e gli svantaggi di diversi stili genitoriali e di vedere che ci sono diversi modi di vivere e di fare le cose. I bambini spesso sono maggiormente stimolati e questo provoca un ampliamento di interessi. Inoltre alcune esperienze, come dividere la stanza con un fratellastro, preparano i ragazzi ad affrontare il mondo reale, a quando per esempio usciranno di casa e andranno a convivere con altri studenti durante il periodo universitario.

Secondo quanto emerge da ricerche recenti quando la famiglia è in grado di affrontare con successo i propri compiti evolutivi, i figli riferiscono di essere sereni e soddisfatti perché sentono di poter fare riferimento a più figure allevanti che forniscono supporti educativi e affettivi diversificati.

Possiamo quindi affermare che la famiglia ricomposta rappresenta il coraggio di cambiare e di dar vita ad un nuovo nucleo affettivo che, nonostante sia complesso dal punto vista relazionale e organizzativo, è in grado di fornire un nuovo senso di identità e appartenenza e di guardare al futuro con speranza.

Bibliografia

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