Autore: Dott. Gianpaolo Bertoni

 

Quasi tutti noi, in misura diversa, facciamo uso di Internet sia per lavoro, sia per svago. Poi, c’è chi, come è capitato quando fece la sua comparsa il televisore, demonizza Internet, mettendone in luce soltanto gli aspetti negativi, trascurando quelli positivi; tuttavia, non esiste cosa o individuo che presenti solo lati negativi, come del resto solo lati positivi. Vi saranno molti di voi che, giustamente, penseranno che, al di là dei numeri, ciò che fa la differenza sia il “peso” che tali numeri hanno: ciò che fa la differenza non è tanto la quantità, bensì la qualità degli aspetti positivi o negativi. Verissimo, come poter contestare un simile punto di vista!

Tuttavia, a mio avviso, il nocciolo della questione sta, come sempre, da che parte vogliamo vederla, insomma “il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?” In sostanza, per come la vedo io, coloro che ne parlano solo male fanno parte di quella categoria di persone che, qualunque cosa uno dica o faccia, non va mai bene, se non “piaci” loro da subito, non ti danno alcuna chance di riscatto. Per Internet le cose vanno esattamente così, o piace da subito, altrimenti non c’è nulla da fare (o quasi).

Attenzione, io non ho espresso un giudizio su nessuno di voi, mi sono semplicemente limitato ad esprimere una mia personale interpretazione della questione in oggetto.

Lo ammetto che anch’io ho creato un account in svariati “social network”, come pure non nascondo di divertirmi a giocare ad alcuni giochi per tablet e smartphone. Immagino che vi starete chiedendo dove stia il nocciolo della questione, dove stia il problema: eccovi accontentati, il problema sta nei numeri e nel loro “peso”.

L’“Internet Addiction Disorder”, così come è stato definito nel 1995 dallo psichiatra americano Ivan Goldberg, o semplicemente “Dipendenza Patologica da Internet”, include cinque tipologie di “dipendenti da internet”:

  1. il “cyber-sexual addiction” (sesso virtuale e pornografia online);
  2. il “cyber-relational addiction” (social network);
  3. il “net-compulsion” (gioco d’azzardo, shopping e commercio on line);
  4. l’“information overload” (ricerca ossessiva di informazioni);
  5. il “computer addiction” (coinvolgimento eccessivo in giochi “virtuali” o “di ruolo”).

Infine, sempre nel 1995 Goldberg ne ha definito anche i principali sintomi caratteristici, ossia:

1. il bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore “in rete” per ottenere soddisfazione;

2. la marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano internet;

3. lo sviluppo, dopo diminuzione o sospensione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on line;

4. la necessità di accedere alla rete con più frequenza o per più tempo rispetto all’inizio;

5. l’impossibilità di interrompere o di tenere sotto controllo l’uso di Internet;

6. il dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;

7. il perdurare dell’uso di Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete stessa.

Come possiamo notare, oltre agli “aspetti temporali”, vi sono diversi “aspetti qualitativi secondari”, dove per secondari non intendo meno importanti, anzi, secondari sta per conseguenti: il trascorrere svariate ore al giorno in Internet ci toglie tempo, voglia ed energia per poter pensare e fare altro, ci fa dimenticare gli appuntamenti di lavoro e di svago, ci fa dimenticare che abbiamo degli amici reali, dei genitori in carne ed ossa, una fidanzato o un fidanzato che vorrebbe stare con noi ma senza la co-presenza di uno smartphone o di un tablet insomma, il problema sta nel non sapersi dare dei limiti umanamente ragionevoli.

Il riuscire a resistere all’impulso di dover per forza vedere se la vostra amica o amico ha cliccato su “mi piace” ha un peso molto più grande di quanto possiate immaginare, significa avere padronanza del nostro cervello. Un primo consiglio che vi posso dare, per evitare che diventiate dei dipendenti patologici, o quasi che, al lato pratico, non farebbe alcuna differenza, togliete le notifiche direttamente sull’icona degli applicativi dei social network ai quali siete iscritti: esse rappresentano un filo diretto, continuo e simbiotico con la “rete” e, ovviamente, non dovreste neanche cliccare, mentre state lavorando o studiando, sulle suddette icone.