Autore: Dott.ssa Morena Romano

 

Molto spesso ci troviamo di fronte a situazioni che ci risultano non solo difficili e dolorose, ma veri e propri vicoli ciechi, in cui avvertiamo che il ventaglio di scelte a nostra disposizione è relativamente ridotto, se non inesistente. In questi frangenti possiamo provare un malessere generalizzato ovvero veri e propri sintomi psicofisici quali alterazioni dell’umore, ansia, depressione, stanchezza cronica, ritiro, solitudine, apatia, rabbia, sconforto, o al contrario compulsione ad agire come compensazione  di un vuoto interiore che non si colma, alterazione del comportamento alimentare, uso/abuso di sostanze psicoattive (farmaci, alcool, droghe), difficoltà relazionali e sessuali, disturbi psicosomatici.

Contestualmente, di norma tendiamo ad attribuire la colpa di tali segnali alle situazioni esterne: una relazione sentimentale inappagante o la mancanza di una relazione; un’attività professionale  insoddisfacente, mal retribuita o l’assenza di un attività lavorativa; insomma un desiderio non realizzato, un bisogno non soddisfatto.

Tuttavia è necessario rendersi conto che come gestiamo la nostra vita e quello che da essa otteniamo dipende inequivocabilmente da come noi percepiamo noi stessi e le nostre potenzialità, da come noi ci poniamo nei confronti di noi stessi e del mondo esterno.

Se impariamo a conoscere le nostre potenzialità, i nostri più intimi desideri e sentimenti potremo scoprire nuovi orizzonti, riconoscere i nostri limiti oggettivi (in quanto esseri umani unici,irripetibili ma fallibili) e conquistare una libertà soggettiva affrancata da condizionamenti sociali, culturali e familiari.

Questa condizione a cui tendere, che C.G.Jung definisce INDIVIDUAZIONE e che si può più semplicemente tradurre con il termine ri-conoscere e divenire se stessi, rappresenta una esperienza esistenziale profonda che ci permetterà non solo di risolvere i sintomi-segnali psicofisici che ci disturbano ma altresì superare il vissuto confusionale delle contraddizioni e dei conflitti interiori ed esterni vivendo così più serenamente ed in maniera più autentica.

In questi termini il percorso psicoterapeutico viene a rappresentare un imprescindibile guida, un valido aiuto mirante a facilitare il processo di cambiamento e sviluppo personale, base insostituibile del benessere individuale come condizione dinamica e vitale.

E’ altresì necessario, in ultima battuta, sfatare il mito ancora vigente nella nostra cultura, dello psicologo come “medico dei matti”, ma piuttosto considerare il percorso psicoterapeutico, la “cura delle parole” come uno strumento necessario e giustificato soprattutto in un contesto socio-culturale come quello contemporaneo, caratterizzato da ritmi stressanti e repentine e molteplici richieste di adattamento da cui derivano inevitabili problemi psicologici, stati confusionali e crisi di identità.

Rivolgersi ad un esperto, psicoterapeuta, come ci si rivolgerebbe ad un qualsiasi altro professionista specialista per una patologia organica, è non solo giustificato, ma indiscutibilmente ragionevole.

Infine, lo scopo della psicoterapia non è quello di eliminare la sofferenza, nulla lo può, ma rendere l’individuo autonomo e consapevole delle risorse interiori e potenzialità a sua disposizione affichè possa utilizzarle per far fronte alle condizioni favorevoli o meno che la vita gli porrà davanti.

Il libero arbitrio non è altro

Che scegliere fra tutto ciò che il Caso ci pone

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