Autore: Giovanni Iacoviello

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Cosa fa un cantante quando si accorge di essere stonato, magari dopo che si è registrato e riascoltato? Forse deve pensare che è meglio lasciare perdere?

Quando ci accorgiamo che la nostra idea o prodotto, o la nostra organizzazione, ha un difetto, può essere una tragedia. Ci eravamo prodigati per organizzare tutto al meglio. Come è possibile che le cose non funzionino? Magari si tratta di un feedback negativo sulla mancata soddisfazione del cliente su un punto. Ma se non avessimo avuto quel feedback, non sarebbe stato peggio? Si dice che spesso i clienti insoddisfatti non si prendano la briga di esplicitare che si sono trovati male, ad esempio in un bar. Alcuni “parlano”, ma altri si limitano a non andarci più, parlandone magari male agli amici e alimentando il passaparola negativo. In quel caso allora potremmo considerare il feedback come un’utile opportunità che ci viene data, non una cosa da prendere sul personale (è giusto valutare anche in maniera critica se la lamentela è giustificata).

Un amico che ha studiato canto mi ha riportato un’affermazione paradossale fatta una volta dal suo maestro: “Se senti di essere stonato non sei stonato”. Sentire una propria stonatura  dà la possibilità di correggerla, cosa che non si potrebbe fare se una persona non se ne rendesse conto. Se avessimo l’udito compromesso inoltre, non riusciremmo a padroneggiare il nostro apparato fonatorio in modo da cantare in modo ottimale. Così, se monitoriamo il rombo del nostro “motore organizzativo”, e percepiamo una stonatura, quella può essere un’opportunità per prendere in mano gli attrezzi e farlo “cantare” meglio.

A volte abbiamo paura delle critiche, e preferiamo non ascoltarle perché sono una minaccia alla nostra tranquilla routine, uno smacco al nostro orgoglio e ci costringono a metterci in gioco. Ma chi non ha paura? Il coraggio in un’attività non è l’assenza di paura. Il coraggio è avere paura e affrontarla. Henry Ford disse: “Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando togli gli occhi dalla meta”. In questo senso, un difetto riscontrato può essere un motivo di frustrazione o una nuova meta da raggiungere per il proprio miglioramento.

Qualcuno ha detto che “in un universo in cui tutto è azzurro non esiste il concetto di azzurrità perché mancano colori che facciano contrasto”. Così in un universo in cui tutto è perfetto non ci sarebbe il concetto di perfezione, o la possibilità di perfezionare alcunché, ma nemmeno il concetto di imperfezione. Nel momento in cui rileviamo un difetto non vuol dire che prima non esistesse, ma solo che era nascosto ai nostri occhi, quindi non esisteva nemmeno la possibilità di correggerlo.

Aguzzare la vista nel cogliere i difetti e aprire le orecchie per rilevare la voce dei nostri interlocutori è un gesto di coraggio. Il coraggio di poter scoprire delle note stonate. E affrontare la paura di un cambiamento, ma forse anche assaporare il senso di avventura per una nuova meta.