Se i Problemi del Bambino portano i Genitori in Terapia: 3 Spunti di Riflessione per Capire perché è Utile Lavorare con i Genitori per Aiutare i Figli.

Autore: Dott.ssa Francesca Broccoli

vedi Blog dell’Autore http://professioneinfanzia.wordpress.com/2012/10/19/se-i-problemi-del-bambino-portano-i-genitori-in-terapia-3-spunti-di-riflessione-per-capire-perche-e-utile-lavorare-con-e-attraverso-i-genitori-per-aiutare-i-figli/

 

“Nessuno di noi si è alzato con la sola forza del proprio polso. Ce l’abbiamo fatta perché qualcuno si è chinato ad aiutarci”

Tradizione orale africana

Nella pratica clinica accade frequentemente di ricevere richieste di aiuto da parte di genitori che si trovano in difficoltà nel comprendere e gestire alcuni comportamenti dei propri figli.

Col passare del tempo tali comportamenti possono aumentare di frequenza o d’intensità, ma anche ridursi. Resta il fatto che rimane difficile comprenderne il significato per i genitori e per gli altri adulti di riferimento del piccolo.

Naturalmente l’orizzonte e l’entità dei possibili comportamenti sintomatici dei bambini è vastissimo e non mi propongo, in questo breve articolo, di affrontarli o esaminarli in modo specifico. Tra quelli maggiormente oggetto di allarme nei genitori (e quindi alla base della richiesta di consulenza) vi sono i disturbi del sonno, i comportamenti aggressivi/oppositivi, i problemi legati al cibo e all’alimentazione, le manifestazione corporee del disagio, ma anche molti altri.

Ciò che vorrei qui sottolineare riguarda invece l’importanza di approfondire il significato di tali comportamenti all’interno del nucleo famigliare, aprendo le porte della stanza di terapia ai genitori del bambino definito “problematico” (e, a volte, anche agli altri membri della famiglia e ad altri adulti di riferimento).

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L’ ospite Inquietante. Il Nichilismo e i Giovani

L’ ospite Inquietante. Il Nichilismo e i Giovani

L'ospiteInquietante       Autore: Umberto Galimberti.

Fino al 1978 è insegnante di filosofia al Liceo Ginnasio Zucchi di Monza, anche se nel frattempo (1976) diventa professore incaricato diantropologia culturale presso la neonata Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ove oggi non insegna più poiché è andato in quiescenza.

Conosce e frequenta regolarmente Karl Jaspers, di cui diventa uno dei principali traduttori e divulgatori italiani. Diviene professore associato di filosofia della storia nel 1983 ed è ordinario di filosofia della storia e di psicologia dinamica dal 1999. Ha insegnato inoltre filosofia morale. Dal 1985 è membro ordinario dell’International Association for Analytical Psychology. È inoltre dal 2003 vicepresidente dell’Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica “Phronesis”.

Ha collaborato con Il Sole 24 Ore dal 1987 al 1995, e successivamente con La Repubblica sia con editoriali su temi d’attualità sia con approfondimenti di carattere culturale. Cura inoltre la rubrica epistolare di “D, La Repubblica delle Donne”, inserto settimanale de La Repubblica. Nel 2002 gli è stato assegnato il premio internazionale “Maestro e traditore della psicanalisi”.

Descizione: Il nichilismo, la negazione di ogni valore, è anche quello che Nietzsche chiama “il più inquietante fra tutti gli ospiti”. Si è nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: funziona. Finiscono sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di individuo, identità, libertà, senso, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si è nutrita l’età pretecnologica. Chi più sconta la sostanziale assenza di futuro che modella l’età della tecnica sono i giovani, contagiati da una progressiva e sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell’esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. I giovani rischiano di vivere parcheggiati nella terra di nessuno dove la famiglia e la scuola non “lavorano” più, dove il tempo è vuoto e non esiste più un “noi” motivazionale. Le forme di consistenza finiscono con il sovrapporsi ai “riti della crudeltà” o della violenza (gli stadi, le corse in moto). C’è una via d’uscita? Si può mettere alla porta l’ospite inquietante?

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Da Stimati Bambini crescono Adulti Capaci

Autore: Dott.ssa Marzia Cikada

vedi Blog dell’Autore http://pollicinoeraungrande.wordpress.com/2014/02/24/da-stimati-bambini-crescono-adulti-capaci/

 

Le cicatrici crescono con noi, si dice. E’ vero. Moltissime delle storie che accompagnano la mia pratica privata hanno origini antiche, le ferite che ancora bruciano sono nate spesso molti anni prima di diventare “adulti”. Mancanze, debolezze, voci non ascoltate che sono diventate, poi, sempre più urlate o,  al contrario, completamente mute eppure ancora piene di quel dolore tipico di chi si è sentito e si sente “poca cosa”.

Tutti avremmo avuto diritto ad una infanzia dorata, non tutti ne abbiamo avuto il dono. In molte famiglie, per difficoltà personali o contingenti, i bambini si trovano a dover crescere pensandosi di poco valore, di non esser capaci, sentendosi invisibili. Imparano a sopravvivere e non a sfruttare al meglio le loro capacità, si nascondono al mondo che temono come crudele e freddo invece di sentirsi protetti abbastanza da poterlo percorrere sereni, imparando a camminare ogni giorno più lontano. Se è vero che un genitore in difficoltà non è mai necessariamente un cattivo genitore, è pur vero che mancando l’attenzione dei servizi, la possibilità per quel genitore di essere aiutato, una rete sociale capace di segnalarne il problema e di sostenerlo per non sentirsene in colpa, una difficoltà superabile può trasformarsi in un muro terribilmente arduo da scalare che separi la famiglia dal benessere, costruendo l’idea che quel disagio sia l’unica strada possibile.

E mentre l’adulto si trova da solo, i bambini crescono e diventano uomini fragili, con una visione del mondo parziale e una sottostimata idea delle proprie occasioni di riuscita nella vita. Come aiutare l’uomo di domani? Sostenendo il bambino di oggi e aiutando il genitore in difficoltà a crescere i propri figli nel miglior modo possibile. Ed è il miglior modo possibile quello giusto, non lasciamoci tentare dalla perfezione, un po’ perchè quanto è perfetto ai bambini annoia e un po’ perché sappiamo bene come il mondo ideale è qualcosa che, semplicemente, non esiste.L’obiettivo è una serena sensazione di adeguatezza che arrivi al bambino passando dal genitore. Sentirsi realmente capaci, positivi e visibili all’altro di riferimento per diventare poi, crescendo, realmente qualcosa di buono nel proprio mondo.

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David Lynch testimonia i Benefici della Meditazione

Autore: Dott.ssa Sara De Maria

vedi Blog dell’Autore http://www.sarademaria.it/david-lynch-testimonia-benefici-della-meditazione/

 

Anche David Llynch, si unisce al coro di gente che pratica e consiglia le tecniche meditative come sana abitudine quotidiana.

Questa volta però non si parla esclusivamente di benessere psicofisico personale ma il taglio è decisamente più interessante, se possibile. Questa volta si parla di pratica meditativa inserita all’interno dei programmi scolastici.

Su un articolo pubblicato il 30 gennaio 2014 sul Corriere della sera non line si legge che c’è grande interesse e azione su questo tema.
Sembra che siano già più di 500 le scuole che in tutto il mondo hanno già inserito la meditazione nel programma scolastico. Due brevi appuntamenti al giorno garantirebbero meno stress, meno depressione, meno bullismo e violenza e aggiungerebbero un miglioramento del ciclo sonnoveglia, clima più sereno in aula e più facilità all’apprendimento ai nostri giovani allievi. Insomma la posta in gioco è davvero alta e se proprio non abbiamo la costanza noi adulti di praticare quotidianamente permettiamo ai nostri bambini di apprendere questi “nuovi” strumenti e ancora una volta ci troveremo ad essere noi adulti educati al buono e al giusto da parte delle nuove generazioni.

Io ci credo!

Ecco il link che ti porta a leggere l’articolo completo

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