Enpap: storiella di oggi

Enpap: storiella di oggi

La pensione Enpap

Quando nacqui, come regalo per la mia nascita, uno zio mi regalò un vaglia postale del valore di 5.000 lire, erano tantissimi soldi per allora.

Erano soldi vincolati che avrei potuto ritirare al compimento del diciottesimo anno di età.

Quando andai a ritirare i soldi, erano diventati, grazie agli interessi, 18.000 lire. Riuscii a comprare una cravatta.

Questa storia la racconto perché nonostante continuino a raccontarci che per rendere congrue le nostre pensioni, dovremmo aumentare i nostri  contributi soggettivi, ossia dandoci la possibilità di versare il 12%, il14% fino ad un massimo del 20%, quali saranno i risultati di tutto ciò?

Partiamo da oggi, un/a collega che dalla fondazione dell’Enpap, abbia versato ad oggi 100.000 euro, ha una pensione di 5.760 su base annua.

Proiettiamoci in un futuro: un/a collega che oggi ha 30 anni, rifacendoci a quanto ci viene detto, guadagna mediamente 17.000 euro, sacrificandosi riesce anche a versare 2.000 euro all’anno, un totale quindi di 70.000 euro.

Grazie ai montanti diciamo che al suo 65°anno di età abbia un capitale di 120.000 euro, quale pensione annua riceverà il/la nostro/a collega?

Pensierino: non sarebbe meglio o abolire l’ente, o se proprio deve restare per permettere al sistema di attingere, o ridurre la soglia dei contributi soggettivi ad un 5%, ed ognuno in privato si versi i suoi soldi anche in un normalissimo piano di accumulo, che comunque gli fornirà un congruo capitale e ne possa fare ciò che crede?

Giuseppe Latte

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Inno per l’Enpap

Inno per l’Enpap

 

Oramai è guerra

Marcondirondello

E chi vincerà

Poi dal quattro si saprà.

La festa è già finita

marcondirondello

La festa è già finita

C’è chi esulterà

Tu resti senza soldi

Marcondirondello

Attenta a fare figli

Marcodirondà

Ma non ti preoccupare

C’è chi ci penserà

Così tutta contenta

Tu potrai star.

E se poi andrai in pensione

Marcondirondello

La fame tu farai

Ma non ti preoccupar.

Stiamo tutti bene

Marcondirondello

Sia belle e sia brutti

Marcondirondà.

Se poi ti fai del male

C’è chi ci penserà

Se poi tu sarai

Un giorno senza soldi

Vorresti far qualcosa

Ma non ti preoccupar

Qualcuno ci sarà

Che ti aiuterà

Vorresti aprir lo studio

Ma non hai un ghello

Ascolta stai tranquilla

C’è chi ci penserà

Se poi sarai malata

devi star tranquilla

Vedrai che in tutto questo

C’è chi ti aiuterà

O che bell’Ente

Marcondirondello

Vuol bene a tutti quanti

Marcondirondà.

Libero adattamento di Giuseppe Latte

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Enpap, la storiella di oggi.

Enpap, la storiella di oggi.

 

Prima di iniziare la storiella è bene fare una premessa, sono meridionale insomma un terrone, piccolo e nero, avevo anche i capelli tutti neri, oggi non li ho più neri, sopperisco con un cappellino nero per poter restare sempre piccolo e nero. L’altra sera, sabato 18 febbraio, ero a Milano, di certo voi non potevate saperlo, io non twitto, non selfio, non comunico i miei spostamenti tramite facebookke, ma ero li a Milano. Avendo terminato ad un’ora decente gli impegni che mi avevano portato nella grande metropoli, avendo saputo in precedenza che alle 18,45 in via Bocca c’era una rappresentazione teatrale, andava in scena la Commedia dal titolo: “ENPAP”, la locandina parlava di tre attori importanti, grandi attori.

Io non ero riuscito a comprare il biglietto, ciononostante decido di provarci, volevo assistere allo spettacolo, mi son detto che con molta probabilità, vista l’importanza della Commedia, avrei trovato dei bagarini disposti a vendere un biglietto. Arrivo nei pressi del teatro con largo anticipo, vedendo una porta aperta mi intrufolo, entrando resto un pochino attonito, all’ingresso si muoveva uno degli attori principali, il più maestoso, alto imponente bello, con un distintivo sul petto (sembrava lo scudo dell’arcangelo Michele), mi avvicino pudicamente, mi presento e chiedo se per me pur senza biglietto c’è la possibilità di assistere alla rappresentazione. Dall’alto della sua statura, il primo attore che ad osservarlo bene, più che un san Michele sembrava un cardinale, non mi considera, fortunatamente in quel momento compare il secondo attore, questo almeno essendo un pochino sgarrupato, almeno così sembrava, mi rivolge la parola e mi accoglie dicendomi che non ci sono problemi, posso assistere, nel frattempo sopraggiunge il terzo attore, che non mi considera, ma questo lo comprendo, il suo fare è realmente fico, un fare altezzoso da ricco.

Inizia lo spettacolo, (ci sono già i cameramen, devono riprendere la commedia, scoprirò che viene trasmessa anche in diretta, su facebookke) il cardinale è al centro del palco, imponente e bello nella sua statura, gli altri due, ai lati, non hanno di certo la sua imponenza, iniziano dalla scena delle pensioni, degli aiuti, di come possono far creare debiti al popolo, in maniera da tenerlo sempre più sotto controllo. Quando prende la parola il cardinale parla di quanto questa nuova religione e fede ha fatto e continuerà a fare per il popolo, parla di questi nuovi prelati, del loro sacrificio, di quanto sono stati e saranno bravi e competenti. Io dalla mia parte, assistendo allo spettacolo, mi sentivo un peccatore miscredente che ascolta per la prima volta il vangelo, l’indiano che deve essere evangelizzato. Essendo nella platea lato muro, dopo le sante parole del cardinale, ho preferito andare via, non avevo voglia di essere messo al rogo come eretico, rasentando il muro son corso verso l’uscita dicendomi: “l’hai scampata”. Sono tornato ai miei impegni che mi hanno tenuto lontano da facebookke, linkedine etc.

Stamane, non se è una notizia vera, successivamente controllerò, leggo che la nuova chiesa (quella del cardinale), ossia quelli che hanno gestito l’Enpap, sono stati richiamati dalla Corte dei Conti, per l’aumento vertiginoso delle spese, e come riporta la notizia non lo hanno detto al popolo. Però se hanno speso lo han fatto a fin di bene, l’ha fatto per sostenere i costi dell’evangelizzazione, i party hanno dei costi, i distintivi scudi costano, le bibbie (ossia il loro nuovo vangelo) da distribuire con i portabibbia costano, costa tutto, cosa importa se colleghi dovrebbero richiedere la pensione sociale, quello non è un problema dei nuovi prelati, loro hanno e sono il verbo, il resto non ha importanza.

Giuseppe Latte

 

 

 

 

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