Tradimento sessuale o emotivo: cosa è peggio?

La ricerca sullinfedeltà di coppia

Berlino, 08.07.2014 – È peggio essere traditi fisicamente oppure emotivamente?eDarling lo ha chiesto a 630 single per scoprire quali differenze e quali somiglianze esistono tra uomini e donne riguardo la fedeltà e il tradimento.

Il tradimento all’italiana. Secondo il 59% degli uomini l’infedeltà sessuale sarebbe la peggiore, al contrario il 68% delle donne dichiara di non poter sopportare l’idea che il partner si innamori di un’altra. I risultati della nuova ricerca del sito di incontri eDarling, dimostra che, nonostante la fedeltà (77%) e la fiducia (88%) siano valori ancora molto importanti nella coppia, entrambi i sessi hanno ceduto almeno una volta all’infedeltà. Il 43% degli uomini e il 42% delle donne hannoammesso di aver avuto una scappatella, con dinamiche però molto differenti: nel 33% dei casi il tradimento maschile vuol dire fare sesso con un’altra persona, mentre il 23% delle italiane dichiara di aver tradito dopo aver perso la testa per un’altra persona.

La scappatella del partner. Il sondaggio ha rivelato anche qual è il comportamento di uomini e donne di fronte al tradimento della/del partner. Nonostante la nostra fama di “italiani passionali e irrazionali”, sembrerebbe invece che riusciamo a gestire in modo controllato e ragionevole tale situazione. Il 71% dei partecipanti al sondaggio dichiara di preferire la fine della relazione per dare a entrambi la possibilità di essere felici con un altra persona (77%) piuttosto che vendicarsi tradendo a loro volta. Come si comportano poi a storia finita? Solo il 37% vivrebbe un rapporto senza compromessi e coinvolgimenti sentimentali, mentre il 64% dichiara di voler aspettare il vero amore.

La fedeltà e il dating online. Dopo aver vissuto un tradimento molti dimenticano e vanno avanti nella ricerca del partner, altri invece si rivolgono al dating online. Le ragioni? Per l’80% dei single un sito di incontri fornisce maggiori possibilità di conoscere molte persone con le stesse intenzioni sentimentali. Inoltresecondo il 60% la fedeltà è un valore particolarmente importante per i membri di un sito di incontri, visto che la maggioranza è in cerca di una relazione seria e duratura.

Fonte: http://www.edarling.it/stampa/le-ricerche-di-edarling/fedelta

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Vita di Coppia ai tempi dei Mondiali di Calcio. Quando la psicologia, e amore, finiscono nel pallone.

Vita di Coppia ai tempi dei Mondiali di Calcio. Quando la psicologia, e amore, finiscono nel pallone.

Autore: Dott.ssa Marzia Cikada

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Nessuna causa è degna di tutti i nostri sforzi. Sempre che non si tratti di una partita a calcetto…
Giovanni Soriano
 

Io non amo il calcio. Ma la maggior parte delle persone che conosco sì. Per loro, e sono moltissime, insieme con una buona parte della popolazione mondiale, i prossimi giorni saranno caldi. Iniziano iMondiali di Calcio 2014, con sede in Brasile. Intorno è tutto uno scaldarsi di animi, di pronostici e una affannata ricerca del posto giusto per vedere le partite. D’altronde il calcio, ancor più che spettacolo, è uno sport che raccoglie il favore di una buona parte della popolazione maschile italiana. E anche la psicologia potrebbe illuminarci sul perchè. Non si tratta solo di movimento, ma dicondivisione, di momenti insieme con gli amici, spazio personale che si protegge da tutto il resto, famiglie e compagne comprese. Essere tifosi ha degli aspetti positivi per il proprio benessere, finché non diventi ossessione. La passione per lo sport in genere è da approcciare come positiva, stimolante per chi desidera poi fare sport, mettendosi alla prova nelle proprie capacità fisiche ma non solo. Avere obiettivi, come nello sport, educa anche a mettere cura in quello che si fa, a lavorare insieme agli altri, in team, a pensare la strategia giusta per arrivare ai risultati desiderati. Certo,  molti sono sportivi da poltrona, per questi, i Mondiali 2014 sono una occasione di incontro con gli amici, di spettacolo calcistico e di spazio per sé lontano da tutto il resto.

Già. Tutto il resto. Per molti il calcio, la partita in TV come la squadra amatoriale con cui si continua a giocare da anni, magari senza mai vincere, rappresentano lo spazio individuale di libertà che permette di prendersi tempo ma anche di rinsaldare quei legami di amicizia e complicità con gli amici che, in età adulta, capita che si faccia fatica a salvaguardare. Condividere lo spogliatoio, la tattica, la vittoria come la sconfitta, aiuta il gruppo a sentirsi di appartenere a qualcosa, rinforza la solidarietà e il senso di positiva inclusione nel proprio ambiente.

Da questo punto di vista i Mondiali sono occasione di incontro con gli altri e di dedizione alla passione del calcio, ma non solo. Per i single si tratta anche di un momento buono per conoscere altre persone, come suggerisce una ricerca senza pretesa di scientificità, redatta da un sito di incontri  (eDarling)   che riporta anche come una forte passione sia presente in moltissime persone, quasi la metà della popolazione.

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Formazione o show-business?

Autore: Giovanni Iacoviello

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Chi è bravo a parlare sa anche insegnare?

“Se insegni qualcosa a uno, non l’imparerà mai” – George Bernard Shaw

E’ meglio andare a vedere le star mentre si esibiscono nelle loro abilità, o mettersi nelle condizioni di fare pratica per imparare a nostra volta? Dipende dai nostri obiettivi, e a volte anche dalla nostra voglia di fare o di metterci in gioco e da cosa intendiamo per formazione.

Se io dicessi che andare a “vedere” una conferenza di un grande formatore americano è un evento adrenalinico, con centinaia di persone presenti, ma c’è il rischio a volte di non imparare nulla perché in una giornata intensiva non può essere dato abbastanza tempo a tutti i presenti di esercitarsi sull’argomento, mi si potrebbe rispondere, come è capitato: e tu credi di essere più bravo di X (nome della star di turno)? Assolutamente no, anzi, ancora di più: io stesso ho letto libri e ho a casa audio-corsi della “star” menzionata e penso che sia veramente preparata e competente. Ma non è questo il punto. Potete andare a vedere i Metallica suonare, e dire che sono bravi, come musicisti e come attori del palco. Ma potete dire che dopo essere andati al loro concerto avete imparato a suonare?

Per contro, ci sono grandi maestri di canto che sanno insegnare, ma non sono famosi come cantanti. E ci sono bravissimi arbitri di calcio, ed esperti strapagati per venire a dire la loro nelle trasmissioni calcistiche, ma sanno a malapena dare un calcio ad un pallone.

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Per un “Like” in più… Psicologia, Facebook e gli occhi attenti dell’Invidia

Per un “Like” in più… Psicologia, Facebook e gli occhi attenti dell’Invidia

Autore: Dott.ssa Marzia Cikada

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Il Web è solo uno strumento. Non dobbiamo incolparlo del nostro atteggiamento superficiale nei confronti del mondo in cui viviamo. La sua virtù è la brevità e la molteplicità delle informazioni; non ci può anche fornire concentrazione e profondità.
Alberto Manguel, La biblioteca di notte, 2006
 

Scegliere. Postare. Attendere. Attendere. Attendere. E se poi non piace a nessuno? Allora si cambia il modo di scrivere, si postano foto sempre più intime, si dicono cose cool anche se non sono vere, ci si “da un tono”, si cercano quei quindici minuti di visibilità che possano far bene, far sentire di essere presente, di avere degli amici, di piacere. Succede tutti i giorni, ogni minuto a, probabilmente, tutte le età!

Il numero di Like, che vengono messi ad un proprio “status” su facebook ormai è il segno di quanto si piace, di quanto si sia significativi. Significativi, sì, ma nel mondo veloce e volatile del web. Eppure, si usano anche scorciatoie per poter attirare più l’attenzione. La regola? Far “rosicare” gli altri! Se qualcuno scrive “che invidia!” come commento ad un tuo post, bene, hai vinto! Perchè nei social, vige la vecchia saggezza popolare, quella che diceva che “chi non ebbe invidiosi non ebbe fortuna” e la paura di essere ignorati e non invidiati spinge a cercare apprezzamenti in tutti i modi. Oggi sono gattini dormienti, domani una foto di bimbi sorridenti o una vecchia foto di qualche anno fa, rivista e corretta o una notizia bomba magari non vera. D’altronde, su Facebook, è come in amore: non esistono regole.

E il corpo si rallegra o rattrista proprio come il nostro volto mentre vediamo crescere o diminuire il numero dei like. Il nostro cervello, infatti, agisce diversamente nei casi in cui si sia soddisfatti o meno. Se abbiamo abbastanza like, il centro della ricompensa si attiva, rilascia quindi la sensazione che proviamo a vedere aumentare commenti positivi e dita alzate. Queste sensazioni producono benessere, ce lo dice una ricerca dell‘Università di Berlino, riportata dalla rivista  Frontiers in Human Neuroscience.Quindi i Like metterebbero all’erta e poi attiverebbero una serie di reazioni chimiche che fanno si vivano sensazioni piacevoli, piccole scosse che inducono poi la persona a ricercare quella sensazione di star bene che tanto fanno bene all’autostima.

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Ci credi nei giganti?

Autore: Giovanni Iacoviello

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Imitare i modelli di eccellenza o ispirarsi per vedere più lontano?

 

“Siamo nani sulle spalle dei giganti”

Bernardo di Chartres

Abbiamo casi di studio delle aziende di successo del passato da analizzare e a cui ispirarci.

Paghiamo il tributo ai nostri avi per quello che possiamo fare appoggiandoci alle loro spalle. Abbiamo modelli di eccellenza da interrogare e da cui “estrarre” quelle abilità che potremmo utilizzare e sviluppare anche noi per diventare bravi nell’attività che ci piace. Però, come ha detto l’ex direttore dell’I.B.M. Harry Holzheu, per diventare abili in qualcosa e apprezzati dobbiamo mantenere il nostro “marchio di fabbrica”. Se ascoltiamo ad esempio in un corso di formazione “come si fa” una cosa, e la facciamo tutti così, allora stiamo solo imitando pedissequamente qualcuno, non ci stiamo mettendo del nostro. L’ispirazione è anche valutare in maniera critica le gesta di qualcuno, ammirarle, e magari prendere lo spunto per metterci la stessa passione ma con la nostra impronta personale.

Vediamo qualche esempio. Gli autori comici “sezionano” le battute che funzionano e cercano di capire i meccanismi che hanno fatto ridere per cercare di riprodurli. Però ognuno di loro può emergere solo perseguendo il proprio stile, non imitando le battute e i soggetti di qualcun altro, altrimenti risulterebbe antipatico e noioso.

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